
Mag-Music presenta: Hands of Doom, a tribute to Black Sabbath MMP007 Il contributo che i Black Sabbath hanno dato alla musica moderna è ben più ampio dell'avere creato un genere musicale, l'heavy metal, il che da solo sarebbe già titolo di merito grandissimo. La loro opera è un modello di stile, un archetipo di lavoro, una fusione irraggiungibile di stili, dal blues, al rock, al jazz per finire con le sperimentazioni psichedeliche e prog e l'inserimento di un'orchestra o dei sintetizzatori in una formula rock nuova. I Black Sabbath sono sempre stati avanti ai loro tempi ed hanno guardato con lucida follia al mondo reale per trasfigurarlo in modo esoterico e pauroso. E proprio in questo sta il loro approccio rivoluzionario e innovativo. Avere concepito la musica pop e rock non come un mezzo per rallegrare e confortare l'ascoltatore, ma per minacciarlo e spaventarlo. I lugubri rintocchi di campana e il tuono che aprono in modo inquietante Black Sabbath nel febbraio del 1970 ci dicono che gli anni '60, gli anni della pace e dell'amore, del flower power e degli hippie, sono definitivamente finiti. È iniziata l'era dell'orrore, della paura della guerra fredda e del Vietnam, della bomba atomica e dell'eroina, tutti temi brillantemente esplorati nello stile surreale di Geezer Butler. Quindi la loro influenza non si è riverberata solo nell'aspetto musicale, ma anche nell'etica di quanti, migliaia dopo di loro, hanno voluto affrontare il lato oscuro della mente umana nella musica. E questo si è manifestato anche nella presentazione grafica, nei testi e nella coreografia degli show che sono diventati un punto di riferimento per tutte le band heavy. I Black Sabbath con Ozzy, quelli del primo periodo, 1969 -- 1978, non hanno mai smesso di sperimentare fino all'ultimo cercando sempre di migliorarsi e di trovare nuove soluzioni musicali. Ed è questo il più grande insegnamento che hanno lasciato alle nuove generazioni: cercare sempre di sfidare i propri limiti e non avere paura di osare. Solo dalla personalità e dall'originalità arriva la vera arte. Stefano Cerati