
Nel marzo del 2020 apprendevamo dai media le restrizioni che da lì a breve avrebbero modificato il nostro stile di vita condizionando e non poco, i rapporti sociali e il normale svolgimento delle attività. Noi, membri del coro Magnificat, inermi di fronte a tutto questo, a malincuore, abbiamo pensato che presto avremmo dovuto rinunciare ai nostri progetti, alla passione che ci unisce, allo stare insieme. Ma per quanto la pandemia abbia rilevato le nostre solitudini, la forza della fede e della preghiera ci ha aiutati a reinventare nuovi modi per continuare la nostra missione. Così, ci siamo riuniti virtualmente, adoperando strumenti multimediali, per realizzare un canto, Madre io vorrei di Pierangelo Sequeri, come invocazione a colei che con la sua grazia ha colmato il bisogno di conforto di ognuno. Ci siamo rivolti alla mamma celeste come figli che gridano nella disperazione il dolore e desiderano il suo abbraccio pieno d'amore. Oltre ogni aspettativa, questi sentimenti sono stati condivisi da centinaia di persone: in Italia, in Inghilterra, in Libia, in India, in Brasile, in Cina, in Francia e così via. Senza trascurare l'attenzione ricevuta dalla nostra diocesi di Piazza Armerina, da quella di Gubbio, Bergamo, Caltagirone ed ancora molte persone da ogni parte d'Italia si sono unite in preghiera attraverso il canto con noi. Tanti i messaggi di speranza che ci hanno dato la conferma di come ognuno di noi nella propria finitudine, può farsi strumento di evangelizzazione ricercando la luce nei momenti più bui. Da lì, il nostro coro si è impegnato nella realizzazione di altri canti: Ecco l'uomo di Pierangelo Sequeri, Madre del dolore di Marcello Giombini ed ancora Non temere, quest'ultimo canto scritto e musicato dal coro Magnificat. Diversi sono i canti editi dal coro Magnificat, come Cristo speranza delle genti, Lasciati amare, Sull'altare del mondo e ancora altri, ma il Non temere si è nutrito di tutti i sentimenti che hanno unito il dolore alla speranza e che hanno caratterizzato proprio il periodo della pandemia. Ancora una volta ci siamo rivolti a Maria, donna della luce e stella che conduce, affinché il nostro canto, come piccolo seme nel grande giardino di Dio, servisse ad alleviare lo sconforto causato dalla pandemia.