
La Baia degli angeli aprì la sua immacolata scalinata la sera del 29 giugno 1975 e la notte non fu più la stessa. Forse neanche Giancarlo Tirotti, a cui venne questa travolgente idea, ebbe la piena consapevolezza che quell’estate ormai lontana avrebbe cambiato per sempre il divertimento della Riviera e del resto del Paese. Dalla collina di Gabicce partì una rivoluzione nel costume degli italiani che ha forgiato l’attuale modello del tempo libero. Nei locali, e non erano pochi, che puntellavano la costa: dall’Eden Rock al Vallechiara, dal Paradiso alla Stalla, dall’Altro Mondo al Florida, si esibiva quel che restava degli anni Sessanta. C’erano ancora tante orchestrine che proponevano cover in un inglese improbabile fino a mezzanotte. La figura del disk-jockey era ancora molto approssimativa: metteva il vinile sul piatto, aspettava che il brano sfumasse e annunciava al microfono il pezzo successivo. Potete immaginare cosa accadde quando alla ‘Baia’ arrivarono Tom Sison e Bob Day. Tirotti conobbe Tom a New York e gli spiegò che aveva in mente di aprire un locale. Quando gli chiese di varcare l’Oceano in cambio di ospitalità, e qualche viaggio pagato con l’America, a Sison non sembrò vero. Tom, a cui si aggiunse Bob, non solo arrivò con un bagaglio enorme di musica pressochè sconosciuta (O’Jays, Harold Melvin e tutto il philly sound) ma insieme insegnarono a tutti la tecnica del mixaggio ora così familiare. Altra rivoluzione l’abolizione dei ‘lenti’, addio quindi al ballo della mattonella che offrì la migliore occasione di socializzazione a una generazione che aveva voglia di uscire dal provincialismo in cui era cresciuta. Tirotti non aprì semplicemente un nuovo locale, creò l’archetipo della discoteca relegando dancing e night nell’archeologia del divertimento. Orari dilatati: il locale chiudeva alle 6. Spazi enormi, la Baia aveva tre piste, due piscine e un ristorante; ambienti inediti: terrazze panoramiche, pareti bianche, la consolle dei dj sistemata su un ascensore e luci potentissime. Dal San Bartolo si levarono verso il cielo i primi laser. A Gabicce arrivava gente da tutta Italia, perfino con i pullman. Nel locale si poteva incontrare una giovanissima Eva Robbins, Sterling Saint Jaques che faceva l’animatore, qualche attrice e una marea di persone che dire stravagante è poco. La stagione di Tom e Bob durò poco tempo: nel 1977 i due dj tornarono in America. Dopo Bob e Tom vennero tre dj italiani: Mozart, Rubens e Baldelli, forse i primi a trasformare la loro attività in una vera e propria professione. La ‘Baia’ chiuse nel 1978 probabilmente vittima del nuovo mondo che aveva evocato. Quegli anni furono anche quelli che coincisero con la diffusione delle droghe e degli eccessi. The Baia degli Angeli opened its pristine staircase on the evening of June 29, 1975, and the night was never the same again. Perhaps not even Giancarlo Tirotti, who had this overwhelming idea, fully realized that distant summer would forever change the entertainment scene of the Riviera and the rest of the country. From the hill of Gabicce, a revolution in Italian lifestyle was set in motion, shaping the current model of leisure. In the clubs, and there were many that dotted the coast—from Eden Rock to Vallechiara, from Paradiso etc.. what remained of the 1960s was performed. There were still plenty of small bands playing covers in an improbable English until midnight. The figure of the disc jockey was still rather rough: they placed the vinyl on the turntable, waited for the song to fade out, and announced the next track on the microphone. You can imagine what happened when Tom Sison and Bob Day arrived at the 'Baia'. Tirotti met Tom in New York and explained his idea of opening a venue. When he asked Tom to cross the ocean in exchange for hospitality and a few trips paid for in America, Sison couldn't believe his luck. Tom, joined by Bob, not only arrived with a huge collection of almost unknown music (O'Jays, Harold Melvin, and the entire Philly sound), but they also taught everyone the technique of mixing, now so familiar. Tirotti didn't simply open a new venue; he created the archetype of the disco, relegating dancing and nightlife to the archaeology of entertainment. Extended hours: the venue closed at 6 am. Huge spaces, Baia had three dance floors, two pools, and a restaurant; unprecedented settings: panoramic terraces, white walls, the DJ console placed on an elevator, and powerful lights. People from all over Italy, even by bus, flocked to Gabicce. In the venue, one could encounter a very young Eva Robbins, Sterling Saint Jaques as an entertainer, some actresses, and a crowd of people who can only be described as eccentric. The era of Tom, Bob, and Giancarlo lasted a short time: in 1977, the two DJs returned to America. After Bob and Tom, three Italian DJs followed: Mozart, Rubens, and Baldelli, perhaps the first to turn their activity into a true profession. Baia closed in 1978.